ART PROJECT

Il Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico
Bizhan Bassiri – Museo Correr

di Francesca Carol Rolla
Head of PR & Cultural Advocacy, We Exhibit 

Museo Correr. Il cuore di Venezia.
Sale che trattengono secoli come strati di roccia: corridoi, passaggi, sedimentazioni.

Entrando si percepisce subito che la storia qui non è semplice cornice. È materia viva.
Materia che trattiene una vibrazione antica, fino a farsi soglia.

In questo spazio, Bizhan Bassiri apre una fenditura nella sostanza del tempo.
La chiama Il Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico.

Credits: Michele Alberto Sereni

Nel suo lessico — cosmologico e intimo, come la notte quando lentamente diventa conoscenza — il Nottambulo è «il dannato che dà corpo alle sue profezie».

In un silenzio che vibra mi trovo immersa in un campo di risonanze.

Un’oscillazione lenta mi attraversa e mi scopro ospite di questo tempio.
Un luogo in cui i fantasmi prendono corpo e le pietre sembrano trattenere una vita segreta.

Una corrente sotterranea percorre le sale del museo e conduce il passo verso una sola stanza.

Le opere che precedono l’ingresso non appaiono come semplice successione cronologica.
Sono parte di un lento avvicinamento, come immagini antiche che affiorano dalla storia e accompagnano il cammino.

Non spiegano.
Preparano l’apparizione.

Credits: Michele Alberto Sereni

E poi la sala si apre.

Il Pensiero Magmatico si manifesta come una costellazione.

Al centro dello spazio un meteorite si solleva.
È lì che lo sguardo si posa per primo.

Bronzo. Materia densa.
Una verticalità generatrice.

Un asse che sembra precedere la forma, come se ogni forma fosse la manifestazione di una pressione più profonda. Un’energia che chiede di emergere.

Questo perno cosmico mantiene la stanza in equilibrio e allo stesso tempo la disorienta.

Il meteorite arriva.
Si deposita.
Resta.

E da quel punto irradia.

Attorno, lungo le pareti, una quadreria si dispiega come una mappa della storia e del destino.

Credits: Michele Alberto Sereni

Novanta ritratti.
Novanta presenze.

Una genealogia dello sguardo creativo che attraversa i secoli — dal Rinascimento al tempo presente.

I volti emergono e abitano lo spazio come una cosmogonia che cresce in altezza.
Dalle quote più basse fino alla sommità delle pareti, l’insieme disegna una traiettoria ascensionale.

Quasi un albero genealogico della storia dell’arte che non si dispone in linea retta, ma attraverso prossimità invisibili, attrazioni, e risonanze.

Bassiri scrive che il Principe dimora tra gli archi della sala delle Quattro Porte, illuminata dai lampadari di vetro soffiato dai venti dell’alba.
Sopra, l’Erme guardiano — spina dorsale dello spazio — veglia in silenzio sulla sovrana quiete.

Credits: Michele Alberto Sereni

È in questa eternità che appaiono i novanta testimoni.
Riflessi all’infinito, annunciano il ritrovarsi degli abitanti della sorte in un luogo e tempo dell’universo senza fine né inizio.

Questo tempo universale sembra qui trovare una forma concreta.
Si addensa nello spazio.

L’artista convoca la storia dell’arte e la fa risuonare in un gesto profondamente contemporaneo.

L’immagine viene riattraversata dall’intelligenza artificiale.
E una ulteriore soglia si apre.

Archivio, memoria e visione si intrecciano in un processo che restituisce i volti come superfici di riapparizione.
Il passato si riattiva nel presente affinché ogni volto affiori da una profondità eterna.

Non come ricordo.
Come presenza.

Credits: Michele Alberto Sereni

Le superfici dei ritratti trattengono una qualità riflettente.

Luce.
Sguardi.
Spazio.

Bassiri suggerisce che l’opera non si specchia nel mondo, ma nella propria origine.

Ogni condizione specchiante genera un’immagine nuova, una coincidenza improvvisa che dilata il paesaggio mentale.

È in quel punto che l’intuizione si espande, fino a raggiungere quella combinazione fortunata in cui pensiero e visione coincidono.

Ci si avvicina ai ritratti e accade qualcosa di vertiginoso: si entra nell’immagine.
Il volto ritratto e il volto vivente si sovrappongono.
La figura osservata diventa specchio.

Lo spettatore diventa doppio — doppio e speculare, come indica l’artista.

Credits: Michele Alberto Sereni

Da parete a parete i riflessi si rincorrono.
La prospettiva si dilata.
La sala si moltiplica.

In questo campo speculare l’opera dischiude uno spazio liminale.

Tra memoria e presenza.
Tra vita e morte.
Tra ciò che è stato e ciò che continua a chiamare.

Gli artisti evocati appartengono ormai al tempo della storia.
Eppure qui riemergono come presenze sospese e ancora attive.

Un coro silenzioso.
Novanta voci trattenute nella materia dell’immagine.

In questa risonanza la figura del Nottambulo assume un carattere iniziatico.

Il Principe attraversa la notte della conoscenza.
Cammina nel magma del pensiero.
Custodisce la soglia.

L’immagine si accende prima della parola e abita il tempo dell’intuizione:
quel tempo sospeso in cui la mente si avvicina alla forma nascente e risponde con una vibrazione ancora incandescente.

Il meteorite resta al centro come un cuore oscuro.
Intuizione primordiale.

Credits: Michele Alberto Sereni

Bassiri ricorda che nel riverbero delle luci, delle acque, delle corde e dei tronchi che sorreggono un’infinità di storie edificate con ardore, la visione si dilata in un’accelerazione esponenziale senza perdersi d’animo nei riflessi mai uguali in nessuna particella.

In questo riverbero Venezia emerge come dispositivo.

Anch’essa materia riflettente.
Grammatica della luce e dell’ombra.

Città liminale, sospesa tra acqua e pietra, tra memoria e apparizione.

La laguna riflette il cielo.
La pietra trattiene il tempo.

Le calli diventano passaggi.
Soglie.

Traiettorie lente in cui il visibile convive con ciò che continua a emergere.

Attraversare la mostra significa, in fondo, attraversare la città.
O forse ricordare che Venezia stessa è un pensiero magmatico: un’energia sotterranea che continua a generare forme.

Una città che resta sovrana senza apparire soggetta al tempo.
Una città che di quel tempo si nutre.

Scavando verso il basso della coscienza, negli abissi e nei rilievi dell’immaginario, e allo stesso tempo sollevandosi verso l’alto, nel cielo dell’umanità, gli artisti si dispongono come astri capaci di orientare chi desidera alzare lo sguardo.

Credits: Michele Alberto Sereni

A distanza di giorni dalla visita, l’opera continua a lavorare.

Non si è esaurita nella sola visione.

Scava nel sotterraneo del pensiero.
Si sedimenta lentamente nella coscienza come materia che continua a trasformarsi.

Resta.

Non soltanto memoria individuale e soglia di sguardi.
Ma come tessuto organico, al di là del tempo, che trattiene la qualità e l’energia della totalità.

Artista, ritratto, spettatore.
Tre traiettorie che si incontrano come una linea invisibile che attraversa i secoli.
Per un istante, una coincidenza quasi perfetta le allinea nello stesso punto di luce.

In questo spazio, Il Nottambulo del Pensiero Magmatico appare come una possibile forma di verità.

Una verità che non si impone.
Si accende.

Innesca pensiero.
Attiva interrogativi.

Apre quella condizione senza fine — generata dalla luce che proviene dall’intenzione stessa dell’opera — in cui le immagini continuano a produrre senso oltre il tempo della loro apparizione.

Tra i ritratti, tra luci e ombre del Museo Correr, nel presente e nella memoria, un’eco continua a risuonare.

La vibrazione del magma.
Corrente che attraversa corpi e immagini.

Questa costellazione di presenze continua a richiamare il tempo.

Un tempo lento.
Persistente.
Silenzioso.

È lì che il Principe avanza — dove materia, intuizione e destino tornano a generarsi.

Credits: Michele Alberto Sereni

Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico
Sala delle Quattro Porte, Museo Correr, Venezia 27 febbraio - 22 novembre 2026 
A cura di Chiara Squarcina e Bruno Corà
In collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia