ART PROJECT

Cosa significa co-progettare un museo. Il caso del Museo Civico di Rovereto

Dal 2021, We Exhibit affianca il Museo Civico di Rovereto in un percorso di trasformazione progressiva degli spazi espositivi permanenti. Il progetto integra la formazione del personale, lo sviluppo di un nuovo apparato interpretativo e la riprogettazione degli ambienti, con l'accessibilità come principio guida in ogni fase.

L'obiettivo non è soltanto rinnovare gli allestimenti, ma promuovere un cambiamento più profondo: aprire il patrimonio scientifico del museo a un pubblico più ampio, valorizzando al tempo stesso la ricerca e le competenze che ne definiscono l'identità.

Come comunicare contenuti scientifici complessi nel rispetto dei principi di accessibilità? Il caso di Rovereto mostra come co-progettazione, attenzione all'esperienza di visita ed exhibition design possano costruire nuove modalità di relazione tra conoscenza scientifica e pubblico.

Dalla ricerca scientifica all’esperienza di visita

Una delle sfide principali è stata trovare l'equilibrio tra il rigore della ricerca e la necessità di comunicarne i risultati in modo comprensibile. Il museo riunisce collezioni molto diverse, dalla botanica alla mineralogia, dalla paleontologia alla zoologia, fino all'archeologia. Serviva dunque un approccio comune alla presentazione dei contenuti, che rispettasse le specificità di ogni disciplina.

Per questo il lavoro è partito dal confronto con il personale del museo. Tra febbraio e settembre 2021, un percorso di formazione ha coinvolto il team sui temi dell'accessibilità, della visitor experience, della comunicazione, dell'interpretazione e delle pratiche partecipative. È stata l'occasione per condividere strumenti e punti di vista, analizzare le barriere esistenti e ragionare insieme su come rendere i contenuti più chiari, senza semplificarli eccessivamente.

Come spiega Nicolas D’Oronzio, cofondatore e direttore dell’area creativa di We Exhibit:

"Una delle sfide più complesse è stata ripensare il modo in cui il team del museo guardava al proprio lavoro."

"Chi si occupa di ricerca è abituato a lavorare su contenuti molto specialistici, e trovare il modo di comunicarli in maniera più accessibile può far temere di perdere parte del rigore scientifico."

Il confronto è proseguito nel tempo: i ricercatori hanno messo a disposizione le proprie conoscenze, contribuendo alla definizione dei contenuti, mentre il team di We Exhibit ha lavorato sulla loro organizzazione e comunicazione, con particolare attenzione all'esperienza di chi visita il museo. 

"Il confronto con il team del museo, durato diversi mesi, ha portato a risultati importanti."

I contenuti sono diventati più accessibili e coinvolgenti, e il personale ha potuto affiancare al proprio approccio scientifico nuovi strumenti e modalità per comunicare il lavoro di ricerca.

Costruire una narrazione coerente tra discipline diverse

Con una collezione così articolata, era fondamentale definire un impianto narrativo comune che accompagnasse il pubblico lungo tutto il percorso. Anziché trattare ogni disciplina come un'esposizione indipendente, We Exhibit, insieme al museo, ha elaborato linee guida interpretative condivise, che hanno orientato lo sviluppo dei contenuti nelle diverse sale e permesso a ogni ambito di mantenere la propria specificità all'interno di un'esperienza coerente. 

"La sfida era trovare un modo per mantenere le specificità delle diverse discipline, costruendo però una narrazione coerente lungo tutto il percorso. Per questo abbiamo lavorato alla definizione di linee guida comuni, applicabili alle diverse sezioni del museo.»

A partire dai contenuti e dagli oggetti ritenuti più significativi, l'exhibition design ha lavorato sul modo in cui questi elementi si relazionano tra loro e con lo spazio. La disposizione delle collezioni, la sequenza del percorso, i punti di attenzione, le teche e i supporti espositivi sono stati studiati perché l'allestimento accompagni la lettura dei contenuti senza sovrapporsi ad essi.

Anche la dimensione grafica fa parte di questo sistema: non si limita a identificare le sezioni e a rendere leggibili le informazioni, ma costruisce un linguaggio visivo che dialoga con spazi, oggetti e narrazione. Grafica ambientale, infografiche, illustrazioni, testi e didascalie contribuiscono a definire l'atmosfera delle sale e a modulare la relazione tra il pubblico e ciò che osserva.

L'allestimento diventa così parte integrante della narrazione: non un semplice contenitore per le collezioni, ma uno strumento attraverso cui contenuti, spazio e persone entrano in relazione.  

Un processo condiviso, con l'accessibilità come principio guida

Uno degli aspetti distintivi del progetto è il dialogo costante tra We Exhibit e il personale del museo, dalla definizione degli obiettivi alla supervisione dell'allestimento.

Le diverse competenze (museologia, interpretazione, exhibition design, architettura, graphic design, accessibilità e visitor experience) si sono integrate progressivamente: i contenuti e le narrazioni sono stati sviluppati insieme ai ricercatori, gli studi museologici e spaziali hanno definito il percorso, la progettazione architettonica ha affrontato l'adattamento delle strutture esistenti e la realizzazione dei nuovi supporti, il graphic design ha tradotto la narrazione in un sistema visivo coerente. Verifica dell'accessibilità e revisione dei testi hanno accompagnato ogni attività, mentre produzione e montaggio hanno dato forma concreta alle soluzioni.

In questo quadro l'accessibilità non è stata una verifica finale né un livello aggiuntivo da introdurre a progetto concluso.  

È stata un criterio di lavoro presente fin dall'inizio, capace di orientare la costruzione dei contenuti, l'organizzazione delle informazioni e l'esperienza delle persone negli spazi. Particolare attenzione è stata dedicata alla relazione tra contenuti e allestimento fisico: la disposizione degli oggetti, l'organizzazione degli ambienti, la gerarchia grafica e la leggibilità dei materiali informativi determinano infatti il modo in cui una persona percepisce e comprende ciò che osserva.

Il risultato è un processo fortemente partecipativo: il progetto non è stato semplicemente consegnato al museo, ma costruito insieme a chi ne conosce le collezioni, la ricerca e la missione istituzionale. Ne sono derivate anche nuove competenze condivise e una maggiore attenzione all'esperienza di visita nel lavoro quotidiano del museo.


Ripensare gli spazi esistenti: riuso e flessibilità progettuale

La trasformazione ha richiesto anche una riflessione sulle strutture espositive già presenti. Il progetto è iniziato nel periodo successivo alla pandemia, in un contesto di aumento dei costi dei materiali e di risorse economiche limitate. Invece di sostituire integralmente gli allestimenti, il team ha valutato quali strutture potessero essere mantenute, adattate o riposizionate per rispondere alle nuove esigenze. 

"Le strutture esistenti erano state realizzate con grande cura e molte erano ancora in ottimo stato. Anche in un’ottica di sostenibilità, aveva più senso riutilizzarle, anziché produrre inutilmente nuovi supporti e materiali."

Teche e strutture sono state valutate in relazione agli obiettivi del museo, al nuovo impianto interpretativo e alle esigenze delle singole sale: alcune sono rimaste nella posizione originaria, altre sono state smontate e ricollocate in ambienti diversi. Intervenire su uno spazio esistente richiede infatti la capacità di adattare il concept al contesto architettonico, distinguendo gli elementi ancora funzionali da quelli che non rispondono più agli obiettivi dell'esposizione. Il risultato è un equilibrio tra trasformazione e continuità: rinnovare l'esperienza valorizzando le risorse già disponibili.

Il riallestimento è stato pianificato per fasi successive, per rispondere alle priorità del museo e rispettare i vincoli organizzativi, economici e operativi. Il Planetario ha rappresentato il progetto pilota, seguito dall'Atrio e dalle sale di Botanica, Mineralogia e Paleontologia. Il percorso è proseguito con la sala Dal mondo al Museo e con il riallestimento della sezione di Zoologia. La sezione di Archeologia costituisce l'ultima fase prevista per completare il programma.

Accanto alle collezioni permanenti, il progetto ha portato allo sviluppo del Kit Ricerca Trova, pensato per famiglie e bambini, che amplia l'esperienza museale attraverso attività di scoperta ed esplorazione.

Ogni intervento si inserisce in un quadro progettuale condiviso, declinato in base alle caratteristiche della collezione e dello spazio. La progressività ha permesso di rispondere a esigenze diverse senza perdere la coerenza dell'impianto complessivo.

Ripensare il modo di comunicare il museo

L'esperienza di Rovereto dimostra come l'exhibition design possa contribuire a un più ampio cambiamento istituzionale. L'integrazione tra competenze scientifiche, museologia contemporanea, accessibilità, grafica e progettazione degli spazi rende il patrimonio di conoscenze del museo più aperto al pubblico, senza semplificarne i contenuti né comprometterne il rigore.

Al centro c'è la volontà di costruire connessioni: tra ricerca e interpretazione, collezioni e pubblico, competenze consolidate e nuove modalità di comunicazione. La co-progettazione rende possibile questo dialogo, coinvolgendo attivamente le persone che producono e custodiscono la conoscenza scientifica nel processo con cui viene condivisa.

Per We Exhibit, il progetto conferma il valore di un approccio all'exhibition design inteso come processo collaborativo, in cui la qualità dell'esperienza di visita si costruisce molto prima della realizzazione dell'allestimento.